Ferdinando Todesco Pittore

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Ferdinando Todesco
® 2005-2017

 

 

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Piergiorgio Ferrarese [2007]

Carlo Caporal [2007]

Paolo Rizzi [2005]

Vera Meneguzzo [2001]

Giorgio Trevisan [2001]

Antonio Corain [2001]

Ivano Mariotto [1998]

 

Galleria Dipinti

Dipinti di Todesco

Dipinto con Treni e Zona Industriale, Acrilico su tavola 50x60 (2006)

Pittura Figurativa o Astratta

Si cerca ancora, con rassegnata ansia di non incontrarla; si cerca nelle mostre che pullulano ovunque, negli studi degli artisti, sulle tele dei pittori di strada, la vecchia arte detta "figurativa". Quasi per una esigenza di rassicurazione che la forma riconoscibile ancora esista in questo mondo a soqquadro, pronta a convalidare la nostra grandezza-pochezza di uomini.

Arte fuori tempo? Arte controtendenza? Idiozie! Noi siamo ancora nelle cose, e abbiamo bisogno di ritrovarci in esse, di vederle, di toccarle, di sentirne il profumi o i miasmi, oggi più di ieri, per non essere irreversibilmente vorticati da questo tempo telematico, informatico, multimediale.

E, come sempre, è compito dell'artista evidenziare gli smarrimenti, denunciare gli stravolgimenti, riaffermare il valore non sostituibile della nostra, sempre messa a dura prova, umanità.

Lo svolge anche Ferdinando Todesco con una pittura forte e delicata, nelle declinazioni di un acrilico terroso, rotto qua e là da un pugno di colore urlante. Immagini a volte disertate dall'essere umano, a volte popolate da figurette smilze, fatte con pochi tratti, quasi piccole stampelle a sorreggere abiti da mascherata, immerse in una luce di tramonto grigio.

Ferdinando Todesco tiene a dire di aver condotto, sempre, una vita semplice, normale fra lavoro e famiglia.

Ma chi può negare che il viaggio di Ulisse si possa svolgere anche tra la cucina e il corridoio di casa, fra lo studio e la stanza da letto, inventandovi la stessa avventura dell'ignoto?

E allora la nave può chiamarsi anche pittura, prua puntata verso l'esplorazione, la ricerca, la conoscenza. Salpando magari da immagini a portata di tutti: treni fermi sui binari, stazioni, viaggiatori, oppure depositi di automobili ormai defunte.

Vagoni come contenitori da riempire con progetti e utopie.

Stazioni come orizzonte e confine, intrecciate di cavi e binari su trame di provvisorietà. Arrivi e partenze fra l'essere e il divenire, fra staticità e moto. L'uomo di spalle non attende certo la sua destinazione d'uso.

Ma è forse una fine del viaggio, la metafora dei cumuli di macchine sventrate, snaturate, sfigurate che Todesco dipinge emulsionando forma e colore? Oppure è un messaggio ecologico contro lo spreco,l'usa e getta, contro la svalutazione del ricordo? Sullo sfondo si pro-fila quasi sempre la città, pronta a ingoiare, digerire ed espellere altre storie, altre vite, altri percorsi.

Il nostro pianeta è come un organismo vivente che elimina le scorie dei beni di consumo, il "dejà vu", gli oggetti obsoleti.

Ma dentro a quelle vecchie macchine, quante storie di incontri, attese, asimmetrie di vita e morte! E forse fra la stoffa dei sedili bucati dalle molle c'è ancora il calore di un bacio, su un frammento di vetro, una morchia di fumo per dialoghi nervosi.

E il filo conduttore è sempre il viaggio che non ha meta o fine.

Gli oggetti viaggiano nella mente, resistono oltre il loro disuso, pertutto il tempo che vorrà l'individuale memoria.

Li abbiamo intrisi del passato prossimo e remoto del nostro vissuto.

 

Vera Meneguzzo
Verona 14 Gennaio 2001